L’Ammazzabambini: il primo serial killer era incisano - Gianni Somigli


Chiunque viracconti una “storia dell’orrore”, premetterà che è una storia vera, successa aun cugino, o a un’amica. Quella di Carlino l’Ammazzabambini, èuna storia vera per davvero. Perché incisano era l’assassino, incisane erano levittime. Incisani bambini. Non è una storia di fantasmi, questa. Dicavalieri senza testa e dame in vesti eteree. Questa è una storia di povertà,di vita di paese e di bottega, una storia di 140 anni fa, quando Incisa contavapoco più di 3000 anime.

Tra il 1873e il 1875 sparirono nel nulla quattro bambini incisani. Il 18marzo 1873 il piccolo Luigi Bonechi, 4 anni. Poi fu ArturoDegl’Innocenti, anche lui di 4 anni, a sparire il 2 febbraio 1875. Il 21agosto 1875 non si trovò più Fortunato Paladini, 9 anni, ed il giornodopo Angiolo Martelli, 7 anni. Ma allora si giocava per strada, sifaceva il bagno in Arno; a 4 o 5 anni si usciva di casa all’alba e si tornavadopo mezzanotte. Succedevano incidenti, la mortalità era alta. E poi cisi conosce tutti, se capita qualcosa è colpa di uno zingaro. Di un forestiero.

Quando il29 agosto 1875 la piccola Giulia Monsecchi sente le urla di un bambinoprovenire dalla bottega del carradore Carlino Grandi in via Petrarca, difronte al palazzo comunale, nessuno intuisce cos’è successo davvero. Alcunepersone accorrono, salvando Amerigo Turchi, 9 anni. Carlino riesce asalire in casa e a barricarcisi dentro.

La gente fececosì una scoperta agghiacciante: il piccolo Amerigo era stato costretto adistendersi in una piccola fossa scavata nella parte a sterro dellabottega di Carlino. Smossa la terra circostante, uno dopo l’altro, vennero allaluce prima uno, poi un altro, poi l’ennesimo corpicino. I quattro bambiniscomparsi avevano incontrato la morte lì, strozzati in quella bottega inmezzo all’Incisa, dove erano stati malamente sepolti.

 

Solol’arrivo dei carabinieri a cavallo riuscì a evitare che Carlino venisse linciatodagli incisani inferociti. Carlino che, da quel giorno, venne chiamato “Ammazzabambini”.Un nomignolo, l’ennesimo, perché proprio i nomignoli furono la causa scatenantedella furia omicida. “Pelato”, lo chiamavano; “Ventundita”, perché avevauna malformazione ad un piede dove aveva sei dita. E poi nano, deforme.

 

Unmartellamento continuo per quell’individuo di appena ventiquattro anni basso,senza capelli, “scemo e imbecille” che lo aveva portatoall’esasperazione. Anche perché lui si vedeva così intelligente, furbo,giudizioso. Divorava libri e progettava di scriverne uno “di una persona cheaveva ucciso tredici persone e che aveva fatto bene, gli dettero ancheun premio”. Un egocentrico, Carlino, di cui gli incisani raccontavano fosseuscito deforme e cattivo perché il padre, quando la mamma era incinta di lui,teneva un teschio sul tavolo “e gli aveva fatto sangue cattivo”.

Carlinosi fece venti anni di galera. Quando uscì, nell’ottobre del 1895, alsolo paventare un suo ritorno all’Incisa avvenne una mezza rivoluzione. Dovesistemare, quindi, Carlino l’Ammazzabambini che in carcere avevascritto centinaia di fogli, tra cui il “Romanzo di Carlo Grandi Incisano”contro gli incisani ladroni, e che aveva fatto un monumento a se stesso dimolliche di pane per poi sotterrarlo?

Nessunolo voleva. Ed allora, poiché di sicuro era pazzo, finì al manicomio di SanSalvi. La storia dell’Ammazzabambini dell’Incisa terminò nell’ottobredel 1911, quando Carlino morì a 59 anni. Ben prima di Pacciani e deicompagni di merende, prima di Jack lo Squartatore (Londra, 1888), uno dei primiserial killer fu Carlino Grandi. Nano, pelato. Incisano.